La Casa

Il termine burocratico è “comunità alloggio”, ma né gli operatori né i giovani che la abitano la chiamano così. Per tutti è “la casa”. In ottemperanza con la normativa regionale, essa può ospitare stabilmente 8 persone disabili adulte e 2 persone per permanenze temporanee. Comprende anche un appartamentino (due stanze con bagno) attualmente utilizzato per progetti speciali: “moduli respiro”, “vacanze in fattoria”, “progetto autistici”.
Che sia “casa” è chiaro anche dal punto di vista architettonico. È situata al piano superiore della fattoria, ha un’entrata propria, ed è ben distinta dai locali adibiti ad attività lavorative. Le camere sono a due letti con bagno, ha cucina-sala da pranzo e soggiorno come in una casa normale. L’arredamento è personalizzato senza elemento di standardizzazione tipico delle comunità alloggio. E chiunque debba accedervi per qualche motivo, chiede permesso.
I giovani che la abitano non sono accuditi dagli operatori ma, assieme a questi, svolgono le normali attività di gestione di una casa: preparazione dei pasti, pulizie, lista spese, ecc. in un’ottica di responsabilizzazione e di autonomia. Alla domanda:“Quale è la differenza fra una comunità alloggio ed una casa?”, una delle ragazze della casa ha risposto: “Nella comunità il cibo lo trovi pronto e non lo puoi scegliere. Qui scegliamo cosa mangiare e ce lo prepariamo”. Nella sua semplicità la risposta riassume perfettamente la filosofia della casa di Conca d’oro. Gli abitanti della casa sono inseriti nelle attività lavorative della Fattoria secondo orari stabiliti, assieme agli altri giovani che vi lavorano durante il giorno.